di Piero Carcano
Quell’estate di 80 anni fa, alba della democrazia, il 2 giugno 1946 è una giornata di cielo sereno e sole caldo in tutta l’Italia del Centro-Sud e del Nord-Est: su Lombardia e Piemonte, invece, nuvole e scrosci di pioggia. L’affluenza alle urne, però, non cambia, anzi, aumenta: 85,2%... 88,6%... 89,9% di votanti come dato nazionale. E’ la festa della democrazia, uomini e donne di ogni età in fila perché, per la prima volta dopo vent’anni, vengono chiamati a “decidere”. In quelle code c’è tutto: l’orgoglio di essere protagonisti, il gusto della libertà dopo le brutture del regime e della guerra, la forza della dimensione collettiva (tutti cittadini, tutti uguali) e per le donne c’è in più l’emozione di essere chiamate per la prima volta nella storia italiana ad esprimersi nelle urne in pari dignità con gli uomini. Tutti vivono il voto come conquista di un diritto e, insieme, come dovere di esercitarlo, addirittura chi non può si sente in colpa e manda lettere per giustificare l’impossibilità di partecipare al voto allegando un certificato medico. Ottant’anni fa, il 2 giugno 1946, gli italiani scelsero la Repubblica. Fu un momento di rottura e di fondazione insieme: la fine di un regime e di una dinastia, l’avvio di una nuova stagione ricostruente.
Lo stesso 2 giugno fu infatti eletta l’Assemblea Costituente, formata da 556 rappresentanti del popolo. Tra loro c’erano i padri costituenti, figure di altissimo profilo morale e culturale, provenienti da storie politiche diverse ma unite dal desiderio di costruire un’Italia libera e democratica. Uomini come: Piero Calamandrei, Sandro Pertini, Giuseppe Dossetti, Palmiro Togliatti, Aldo Moro, Umberto Terracini, Meuccio Ruini e tanti altri, contribuirono con passione al dibattito sulla futura Costituzione.
Vanno ricordate anche le 21 madri costituenti che entrarono nell’Assemblea e portarono la voce femminile nella nascente democrazia. Tra loro: Nilde Iotti, Teresa Noce, Angela Gotelli, Maria Federici, Lina Merlin, Angelina Merlin, Laura Bianchini… Tutte, secondo la loro sensibilità e la loro formazione religiosa e politica, lottarono perché nella nuova Italia i diritti civili, politici e sociali valessero davvero per tutti e per tutte. Le loro battaglie furono decisive, tra gli altri, per l’articolo 3 della Costituzione, che sancisce il principio di uguaglianza.
La Repubblica Italiana nacque da questa convergenza di voci, differenze, ideali e impegno. La Costituzione, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, ne è il frutto più alto.
Celebrando domani la Festa della Repubblica, a distanza di ottant’anni dal 2 giugno 1946, abbiamo il privilegio, spesso sottovalutato, di farlo in un Paese in pace, in una democrazia stabile, con diritti garantiti e libertà riconosciute. Ma sarà sempre cosi?
La Festa della Repubblica per questo, non può essere solo una commemorazione, ma un invito alla memoria attiva: essere cittadini significa riconoscere il valore delle istituzioni democratiche e contribuire, ciascuno nel proprio ruolo, a renderle giorno dopo giorno vive, giuste, inclusive.
Quel giorno del 1946, i cittadini e le cittadine votarono dopo aver attraversato la dittatura, la guerra civile, l’occupazione straniera, la miseria. Votarono gravati dal peso del dolore ma
colmi di speranza per un vero nuovo inizio.
Oggi, possiamo raccogliere il frutto di quel coraggio: una Repubblica che ci ha dato la Costituzione, anche se spesso per molti aspetti è inapplicata, il diritto allo studio, al lavoro,
alla parola.
Ma NON dobbiamo dimenticarlo: poter celebrare la Repubblica senza paura, senza armi, senza silenzio imposto, è un’eredità preziosa e fragile, che richiede memoria, impegno e
partecipazione, perché come vediamo, specialmente dalla “Seconda Repubblica” in poi, è sottoposta ad attacchi nei suoi valori fondanti non ultimi i ripetuti tentativi di fare nuove regole che
concentrino il potere in mano a pochi e derive interventiste “a difesa della pace”. “
Infatti in un mondo ancora segnato da conflitti e regimi oppressivi, il 2 giugno è anche un giorno per ricordarci che la pace non è scontata, la democrazia non è eterna, la
libertà non è gratuita.
È il nostro compito, giovani e meno giovani, come cittadini, come lavoratori, custodirle ogni giorno. Inoltre, parafrasando anche alcuni temi espressi recentemente da Papa Leone nella sua
ultima enciclica, potremmo dire che oggi il valore da preservare di uno Stato democratico e repubblicano sta soprattutto nel metter al centro la dignità umana, il bene comune che
del resto è insita nell’etimologia della stessa RES PUBBLICA (cosa pubblica) e che è un grosso errore affidare molto del nostro vivere anche sociale alla cosiddetta “intelligenza artificiale”
che non ha un cuore e non guarda gli altri con accoglienza, con rispetto, in poche parole: con “umanità”.
E’ importante quindi, pur senza trascurare gli effetti positivi di queste rivoluzioni tecnologiche, tenere sempre alta la guardia e lo sguardo critico sul modello di governo che queste comportano, e se questo sviluppo porta a concentrare tutta la ricchezza e tutti gli strumenti di informazione e di verità nelle mani di pochi e degli algoritmi da loro programmati, è nostro dovere contrapporci. Chi possiede questi strumenti spesso sono Presidenti autoritari, depositari di interessi personali o addirittura non sono neanche gli Stati stessi ma poteri sovranazionali, industriali, finanziari che poi comportano: sfruttamento dei minori, dei popoli,mdella terra. E‘ giusto oggi gridare “W la Repubblica “ e che sia governata da una politica fatta di Libertà e Giustizia e sia alla base del patto sociale al quale anche noi come sindacato siamo chiamati a partecipare, a dare il nostro contributo. In particolare, ad esempio, non possiamo rassegnarci ad una riscrittura dell’articolo 1 della Costituzione Italiana quello che recita: l’ Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, al quale va aggiunto, alla luce dei fatti, “precario”. Facciam festa si ma… sempre vigili in definitiva la Repubblica siamo NOI, con i suoi benefici e gli impegni che questo comporta, non lo dimentichiamo.
Presto! Serve un dottore per la “polizza sanitaria”!
C’era una volta una polizza sanitaria che, pur con tutti i suoi limiti, aveva una qualità ormai quasi mitologica: funzionava, copriva le necessità e dava risposte. Non prometteva miracoli ma quando un lavoratore aveva bisogno di una visita, di un esame o semplicemente di una risposta, spesso riusciva ad ottenerla senza troppi problemi e, cosa ormai rarissima, anche con una certa soddisfazione.
Nel tempo, le cose sono cambiate: meno prestazioni, coperture differenziate in base all’età, limitazioni, esclusioni… fino ad arrivare alla grande evoluzione.
O, almeno, così hanno provato a farci credere.
La trasformazione da “polizza sanitaria” a “cassa mutua” avrebbe dovuto rappresentare un salto di qualità: più efficienza, più servizi, più vicinanza ai lavoratori. In teoria.
Nella pratica, però, ciò che doveva semplificare ha complicato. Ciò che doveva velocizzare ha rallentato. E ciò che avrebbe dovuto migliorare la tutela sanitaria si è trasformato troppo spesso in una fonte continua di disagi, attese e frustrazione.
Per non parlare dei tempi dei rimborsi, dove il sospetto che il meccanismo sia “lo carico più tardi così slitta anche il pagamento” ormai non è più soltanto una malignità da corridoio.
Oggi la sensazione diffusa tra i lavoratori è quella di trovarsi davanti ad un enorme contenitore amministrativo che, come il peggior call center, produce attese infinite, risposte vaghe e scaricabarile continui, ma fatica tremendamente a garantire ciò che davvero servirebbe: cure accessibili, rapide e di qualità.
Il problema non è soltanto nei tempi, ormai degni della migliore tradizione medievale, è anche nell’ottenimento di risposte, prenotazioni o autorizzazioni. Complice anche la rigidità di un sistema che obbliga esclusivamente ad utilizzare il circuito convenzionato, limitando di fatto la libertà di rivolgersi ad un medico o ad uno specialista di fiducia.
E qui emerge una contraddizione evidente: in un momento storico in cui il Servizio Sanitario Nazionale fatica sempre più a garantire tempi accettabili, costringendo molti cittadini a ricorrere al privato, ci si aspetterebbe che una copertura sanitaria aziendale rappresenti un reale valore aggiunto.
Anche perché non è gratis. La paghiamo fior di milioni e qui, probabilmente il RONE e gli azionisti potrebbero iniziare ad avere qualche improvviso attacco d’ansia...
Troppo spesso, tutto questo si trasforma in un percorso a ostacoli. Perché non basta “offrire” una visita o un esame se poi, per ottenerli, servono settimane, telefonate, solleciti e una pazienza degna di un monaco tibetano.
Il 12 e il 13 maggio 2026 si è tenuto il settimo Congresso nazionale UNISIN/CONFSAL presso l’Hotel Mediterraneo a Riccione.
Il Congresso, al quale hanno partecipato numerosi ospiti, dai Segretari Generali delle altre Organizzazioni Sindacali (FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UILCA/UIL), ai rappresentanti di ABI e delle maggiori banche italiane, si è aperto con la lettura, da parte del Segretario Generale uscente Emilio Contrasto, della relazione della Segreteria Nazionale che, dopo aver rivolto un caloroso pensiero alle molte vittime causate dalle guerre in corso in più parti del mondo, ha evidenziato il contesto generale caratterizzato da forte instabilità globale e una trasformazione del sistema economico produttivo mondiale.
Una attenzione particolare è stata riservata allo stato di salute del settore bancario del nostro paese, che, negli ultimi anni, ha registrato utili stratosferici nonostante il contesto generale estremamente complicato. Settore che vede cambiamenti importanti nei modelli organizzativi adottati dalle banche per effetto della trasformazione tecnologica e digitale in atto, con conseguenti pesanti ricadute sulle Lavoratrici e sui Lavoratori.
La relazione ha illustrato anche le richieste contenute nella piattaforma rivendicativa per il rinnovo del contratto nazionale di categoria che, proprio in questi giorni, è oggetto di presentazione alle Lavoratrici e ai Lavoratori nelle assemblee in corso in tutta Italia.
Il Congresso si è concluso nella giornata di mercoledì 13 maggio 2026 con l’elezione dei nuovi componenti della Segreteria Nazionale e il rinnovo degli Organismi.
Nella Segreteria entrano alcuni nuovi dirigenti che, pur assumendo per la prima volta incarichi apicali nell’organizzazione, hanno dimostrato di possedere le competenze necessarie per poter saper
svolgere al meglio il nuovo incarico.
La nuova Segreteria Nazionale di UNISIN eletta è composta da Luca Pinton (Segretario Generale), Pietro Pisani e Luca Ravaglia (Segretari Generali Aggiunti), Piero Carcano, Alessandro Casagrande, Valerio Fabi, Stefano Giuliano, Massimiliano Iannaccone, Massimiliano Lanzini, Mauro Mascetti, Ezio Sala Tenna, Domenicantonio Valentini (Segretari Nazionali).
Il nuovo Segretario Generale Luca Pinton a conclusione dei lavori, ha voluto ringraziare tutti i partecipanti all’evento ed ha augurato i più sinceri auguri di buon lavoro ai nuovi membri eletti nei vari organismi dell’organizzazione.
Riccione (RN), 13 maggio 2026
Non siamo macchine e neanche numeri.
Siamo la spina dorsale di questa Azienda.
L’aria della nostra Azienda è diventata irrespirabile. Non è più solo questione di obiettivi: siamo di fronte a un vero e proprio assedio alla dignità professionale e personale dei lavoratori.
Denunciamo un monitoraggio esasperato e costante sui tempi di log-in e sugli stati dell’applicativo Genesys sempre più insistente e addirittura volto a tarare il rendimento di ogni uno di noi.
Il lavoro bancario non è una catena di montaggio né tanto meno percepiamo stipendio a cottimo. La pretesa di un controllo al secondo ignora la complessità della nostra consulenza e la qualità del servizio al cliente.
Siamo anche stufi dell’atteggiamento intimidatorio di alcuni Manager e Direttori, le pressioni per il raggiungimento di obiettivi improbabili non possono e non devono trasformarsi in minacce velate o in un clima di terrore psicologico. Il rispetto verso il dipendente è la base di qualsiasi contratto di lavoro ma evidentemente da quando siamo diventati l’appendice di una multinazionale, questo elementare principio va sempre più spesso ribadito.
Visto che ci è stato chiesto rispondiamo alla classe manageriale che: "No non ci servono cani da guardia, ma formazione, supporto operativo, applicativi funzionanti, manager competenti e non gente che si improvvisa life coach".
Siamo stanchi di vedere i nostri dati operativi estratti in tempo reale e usati come una frusta per aumentare la produttività. Il loro utilizzo per esercitare pressione costante è improprio e illegittimo sia per lo Statuto dei Lavoratori, sia per il Ccnl.
Il monitoraggio serve esclusivamente per l'organizzazione del lavoro, non certo per la persecuzione del singolo. Ci chiediamo, quindi, quale sia il livello manageriale se non si riescono ad avere risultati senza usare questi metodi vili.
In questo momento storico, inoltre, non possiamo lasciar passare sotto silenzio le recenti affermazioni del Direttore Pereira, il quale ha invitato i colleghi a non lamentarsi sostenendo che "in Brasile lavorano tre volte più di noi e guadagnano la metà".
A queste provocazioni rispondiamo con forza:
il dumping sociale e il paragone con realtà lavorative prive di tutele non sono modelli a cui aspiriamo. Noi difendiamo il contratto nazionale italiano e i diritti conquistati in decenni di lotte sindacali dove c'è chi ha dato la vita per permettere oggi di essere qui [...]
Il nuovo gioco delle tre carte
Il tema delle ferie non riguarda solo il diritto al riposo, ma anche l’organizzazione del lavoro e il rispetto degli equilibri tra vita professionale e vita privata.
Il CCNL del Credito stabilisce con chiarezza alcuni principi fondamentali e tra questi, il diritto dei lavoratori a fruire di un periodo di ferie annuali che consenta un reale recupero psico-fisico, quindi ci si dovrebbe aspettare che non si porti il pc del lavoro in vacanza per “guardo un attimo la mail aziendale…”
Fino a qualche anno fa, quando l’Azienda non aveva ancora assunto la fisionomia e l’organizzazione tipica di una multinazionale qualsiasi, la gestione delle ferie era generalmente più lineare. I piani ferie predisposti dai colleghi venivano modificati raramente e, salvo situazioni eccezionali, i desiderata personali erano rispettati.
Oggi il quadro appare diverso. La razionalizzazione delle risorse (o forse meglio dire la riduzione…), ci fa assistere sempre più spesso a interventi aziendali anche sui piani ferie. Molti colleghi sono stati “invitati” a rivedere le proprie richieste, modificando programmi familiari e personali per adattarsi alle esigenze organizzative.
È evidente che un’azienda debba programmare le assenze e garantire la continuità operativa, è un obiettivo legittimo e comprensibile. La pianificazione dovrebbe servire proprio a questo: sapere in anticipo quando mancheranno delle risorse (e quante) per organizzarsi, possibilmente, con l’assunzione dei cosiddetti “trimestrali”.
Ma oggi, a causa della crometofobia che affligge inesorabilmente la nostra Azienda, non sappiamo quanti ne arriveranno, quando e dove, con ovvie ripercussioni sulla quotidianità che diventa una continua gestione di emergenze, spesso con l’ausilio di task force, o ancor peggio con ulteriori sacrifici dei singoli lavoratori abbandonati a loro stessi.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: colleghi con anni di esperienza e una profonda conoscenza del proprio ufficio si ritrovano a svolgere attività di copertura temporanea, come se fossero loro stessi i trimestrali (con rispetto parlando per entrambi).
Ipotizziamo che in un ufficio si chieda ad un collega di rivedere il piano ferie. La persona si mette a disposizione riorganizzando gli impegni personali e familiari, modifica i programmi e alla fine trova una soluzione che viene approvata. Sembra che tutto funzioni, ma dopo poco, o in prossimità delle sue ferie, si trova catapultato in una task force presso un altro ufficio/mestiere. Quindi, che succede a quel punto? [...]
Cassa Sanitaria e non solo…
Nell’ultimo incontro con l’Azienda e il Broker abbiamo proseguito l’analisi relativa alla Cassa Sanitaria Findomestic. Intanto la Cassa è costituita e avviata pur essendo attualmente all’interno di quella Howden. Questo passaggio, prima di approdare a quella esclusiva Findomestic nel 2027, si rende necessario per alcuni tecnicismi. In ogni caso, l’ultima parola a settembre, sarà quella dell’Azienda, quando avrà un quadro più completo su costi e benefici.
Al di la di cosa sarà, noi siamo intanto preoccupati per l’oggi,
soprattutto se questo dovesse essere il preludio del domani…
Purtroppo ci stanno risalendo troppe segnalazioni di forti disagi,
disservizi e mancate risposte e rimborsi.
Il broker non ha potuto che prendere atto e confermare che l’avvio di questa gestione per l’anno 2026 è stata tempestata di problemi tecnici e che questi stanno influendo su tutta la gestione della Polizza. I ritardi inaspettati che si riscontrano sono dovuti al passaggio del Data Base, in ogni caso contano, dal 15 aprile, di pagare i rimborsi. A oggi ne sono stati caricati 380, devono esserne ancora aggiunti circa 500.
Una volta smaltito l’arretrato, il circuito dovrebbe andare a regime. Le richieste che perverranno entro il 10 del mese saranno pagate entro il 30 dello stesso, invece quelle ricevute dal 10 in poi, saranno pagate entro il 15 del mese successivo. Per intervenire energicamente sui ritardi contano, inizialmente e fino a che ce ne sarà bisogno, di pagare settimanalmente.
Abbiamo segnalato anche una forte carenza a livello di back office… mail e solleciti senza risposta non fanno che acuire il disservizio anche oltre a quanto magari lo è realmente. Evitare il contatto non risolve il problema.
Vi terremo aggiornati e vi preghiamo di continuare a segnalarci eventuali problematiche.
GPS DISASTROSE
Nella nostra azienda esiste una survey interna per valutare il clima lavorativo e il gradimento dei dipendenti rispetto all’Azienda stessa.
Uno strumento che dovrebbe servire ad ascoltare le persone. Ma cosa succede quando le risposte non piacciono? Si scarica automaticamente sui dipendenti la responsabilità e paradossalmente loro stessi diventano il problema (ormai fa sorridere il refrain: non avete capito bene le domande…). Si è tenuta, di recente, una riunione al WEB nella quale si è entrati nel merito delle risposte ricevute sulla GPS che dire negative significa essere altamente diplomatici. Ma anziché tentare di analizzare il malumore per prendere le contromisure necessarie a eliminarlo (che poi sarebbe la finalità della survey), il Capo Canale ha spinto la testa sotto l’acqua ai colleghi. Un atteggiamento avvilente purtroppo già visto da quando ha assunto la Direzione di quella che una volta era una buona azienda, l’attuale DG. Sappiamo che anche lui non disdegna la pubblica gogna, ma così facendo giustifica tutti i gradi susseguenti al suo (e forse li incentiva?). Infatti lo abbiamo già più volte denunciato dopo che ci sono risaliti atteggiamenti deprecabili di Vice Direttori, Dirigenti a vario livello, Capi Canale, Capi Piattaforma e così via a scendere nelle varie scale gerarchiche…
Ci sono state riportate affermazioni di cattivo gusto che non sappiamo se essere dettate da frustrazione, incompetenza manageriale o da semplice arroganza e cattiveria, ciascuno si dia la propria spiegazione, ma affermazioni come, ad esempio: non intendo “affondare un’azienda sana a causa del vostro operato”, oppure il ridicolo evergreen “chi non è soddisfatto può cercare altrove” (e infatti i colleghi lo stanno facendo, saranno dunque contenti i suddetti manager). Alla lista aggiungiamo anche “le competenze non si discutono ma si dimostrano esclusivamente attraverso le performance e i risultati di vendita e non esistono nel caso non arrivino”. Chissà se l’Azienda si ricorda di averle assunte lei le risorse e di essere responsabile della loro formazione (ammesso si faccia realmente)[...]
Aggiornamenti: Fondo Pensione,
Pressioni Commerciali/straordinari e nuovo Building
Abbiamo di recente incontrato l’Azienda per la “semestrale” di Firenze (apposito incontro nel quale si entra nel merito di temi quali: pressioni commerciali, carichi di lavoro, clima aziendale, salute e sicurezza, ecc…), e i vertici del Fondo Pensione BNL per una presentazione del loro Fondo in previsione del possibile accorpamento con il nostro.
Prima di parlare dei temi degli incontri ci teniamo a dire a tutti che sta girando una voce su Firenze per la quale, in occasione dell’estate, il personale che lavora nella sede di Viale Belfiore (tutto o solo una parte e non si capisce eventualmente quale) potrebbe fare 3 mesi di Smart Working continuativi. Comprenderete come questa voce si sia subito sparsa e abbia generato speranza e/o indignazione in base a chi sarebbe stato o meno “il prescelto”. A precisa domanda l’Azienda è sembrata realmente spiazzata e stupita della questione negando assolutamente una tale eventualità. Detto questo, sapendo come da noi le notizie spesso negate sono quelle più vere, abbiamo chiarito che se per qualsiasi motivo si rendesse necessaria tale eventualità come UNISIN siamo pronti a valutare un accordo per questa esigenza temporanea che riguardi però tutto il personale, così da dare maggiori spazi e possibilità a tutti. Vi terremo aggiornati…
Fondo pensione BNL e Findomestic
Ne avevamo già parlato, come ipotesi di lavoro. Oggi le due società stanno mettendo in campo già delle linee abbastanza chiare e precise riguardo a questa eventualità che, a detta loro, sarebbe opportuna ed ineluttabile. Premesso che il Fondo BNL è sicuramente uno strumento importante, che funziona bene e che ha delle peculiarità interessanti, la domanda che ci facciamo resta sempre la stessa: ma quanto ci conviene/interessa realmente? Detto questo vogliamo approcciarci nel modo più asettico e possibilista per cercare di capire le reali opportunità (o meno) in favore degli aderenti al Fondo Pensione.
In questo contesto una questione dirimente è la possibilità che questa “incorporazione” possa avvenire con la sola firma delle fonti istitutive e senza passare dall’assemblea straordinaria degli iscritti al Fondo.
Come potete immaginare la questione è sicuramente complessa, ma se è vero che insistono a dire e a volerci far accettare che questo passaggio porterà solo vantaggi confidiamo per l’accoglimento da parte delle aziende di alcune nostre specifiche richieste che si possono tradurre in modo semplice nell’introduzione di un “uditore” (soggetto di Findomestic in ragione di 1 componente per ciascuna sigla sindacale che affianchi il consigliere del fondo BNL di espressione di quella stessa sigla) e l’aumento del contributo che l’Azienda attualmente versa per ciascun iscritto.
Semestrale
Passando alle tematiche della semestrale per la piazza di Firenze abbiamo principalmente parlato di alcuni aspetti: le pressioni commerciali e gli straordinari in pausa pranzo, la nuova sede fiorentina. Abbiamo lungamente trattato la questione del clima legato alle pressioni commerciali che non solo sono dannose, ma stanno anche demotivando i colleghi che si vedono costantemente martellati per risultati sotto le attese. Ma com’è possibile visto che gli utili crescono? Fra l’altro, le pressioni commerciali, si legano strettamente con la richiesta di straordinari anche in pausa pranzo. Ultimamente, con la riduzione della Continuità Operativa queste richieste vengono addirittura codificate in un file nel quale devono essere riportate le disponibilità per far sì che si possa prevedere anche una rotazione tra chi si rende “collaborativo”. In tutto ciò l’Azienda risponde che è un’opportunità quella di fare straordinari senza dover impattare su orari che vanno oltre il termine dell’orario di lavoro delle 17.30… diversamente, se non si facessero in pausa pranzo, potrebbero essere richiesti oltre il proprio orario di lavoro… siamo al ricatto? Lo sanno che sono vietati? E si ricordano che la maggior parte delle persone alle quale chiedono straordinari in pausa pranzo sono PART TIME e quindi NON possono farli, salvo rare eccezioni precisamente codificate? Findomestic, fra l’altro, rincara pure la dose sbandierando i dati degli straordinari pro capite che dice essere anche pochi… chissà se sanno che molti colleghi (ingenui) li fanno senza segnarli. Ricordiamo anche che potrebbero esserci dei rischi per i coloro che aderiscono allo “straordinario” in pausa pranzo nel caso in cui si verificassero dei controlli [...]
Best Workplace… quanti ricordi!
Anche quest’anno, in modo ancora più evidente rispetto al recente passato, la gestione delle richieste di Part-Time continua a mostrarci una realtà inaccettabile, per usare un eufemismo.
Prima dell’approvazione ufficiale delle domande, l’Azienda chiede sistematicamente tramite i propri manager alle lavoratrici e ai lavoratori, di modificare le richieste presentate. Non si tratta di un confronto libero o di una valutazione trasparente, ma di pressioni che portano a cambiare orari, ridurre le ore o adattarsi a soluzioni diverse da quelle richieste, con la velata minaccia della mancata concessione del Part-Time stesso.
Tale meccanismo ha un preciso obiettivo: filtrare a monte le richieste in modo da farle risultare ufficialmente tutte accolte… col risultato di azzerare eventuali contrasti, imposizioni e/o condizioni poste. L’Azienda risulta sempre magnanima… e grazie al… aggiungiamo noi… La realtà che racconta la quasi totalità di accoglimento delle richieste è solo la punta dell’iceberg e non tiene conto delle rinunce forzate e dei “compromessi” subiti da chi, pur di non perdere il Part-Time, è suo malgrado, costretto a ingoiare il rospo.
Tutto questo avviene in un contesto ormai evidente di scelta aziendale orientata alla riduzione insensata di personale. Le modifiche richieste servono, di fatto, a recuperare ore di lavoro che da una parte vengono tagliate, scaricando, però, dall’altra il rischio d’impresa e l’onere dell’organizzazione aziendale direttamente sui lavoratori. Quanto può sostenersi questo modello? E chi paga poi? Mica il direttore di turno e di passaggio… ma i lavoratori. Come sempre.
Il Part-Time è uno strumento di conciliazione tra vita e lavoro ma così è trasfigurato in una leva organizzativa unilaterale, lontana da qualsiasi minimo principio di inclusività e di tranquillità/stabilità, con cui Findomestic si riempie la bocca.
Come Organizzazione Sindacale riteniamo necessario riportare correttezza e trasparenza in questo processo. Le richieste devono essere valutate per quello che sono, senza pressioni preventive e senza alterare i risultati finali. Dietro ai numeri ci sono persone e quei numeri devono tornare a rappresentare la realtà.
E poi c’è chi si stupisce e infastidisce dei risultati di uno strumento reale e trasparente come la GPS…
Ex Account: tante parole, pochi fatti.
Prima di riferirvi rispetto alle vicende dei 14 Account colpiti da “riorganizzazione” aziendale facciamo un breve resoconto dell’ultimo incontro avuto con l’Azienda. All’ordine del giorno: Polizza Sanitaria e Incontro sull’occupazione.
Per quanto riguarda la polizza, l’Azienda sta ancora valutando alcuni aspetti oltre le nostre richieste, pertanto ancora poco si muove. Ma ci pare doveroso ricordare le nostre principali rivendicazioni in merito, in modo sintetico:
· reinserire l’accordo sulla Copertura Sanitaria all’interno del suo naturale alveo, il CCA, trattandolo nella sua interezza;
· chiarezza sulla nomenclatura: Cassa, Polizza Sanitaria, Copertura Sanitaria. Hanno tutti e tre sfumature differenti. Una volta chiarito il punto è necessario che le Parti Sociali siano nuovamente e seriamente coinvolte nel processo;
· scongiurare il pericolo di un’eventuale Cassa Sanitaria a consumo. Pertanto è necessario che sia prevista un'assicurazione che possa intervenire nel caso in cui i fondi finiscano. Altrimenti, ad un certo punto dell'anno, potremmo trovarci senza nessuna copertura sanitaria.
· inserire una cifra minima certa e garantita versata dall’Azienda introducendo la dicitura “almeno” rispetto alla somma.
Siamo certi che si tratti di aspetti condivisi da tutte le Rappresentanze Sindacali, pertanto sarà possibile provare a fare fronte comune su quanto elencato.
INCONTRO SULL’OCCUPAZIONE
Da almeno due anni, in Findomestic, si sta registrando una costante riduzione del personale: le nuove assunzioni, o meglio le stabilizzazioni, sono pressoché ridotte a zero, i contratti a tempo determinato non vengono rinnovati e i colleghi che vanno in pensione non vengono sostituiti.
Allo stato attuale questo trend non è destinato a cambiare nel breve periodo e potrà, probabilmente, invertirsi solo quando un numero significativo di colleghi avrà la possibilità di accedere alla pensione (2027?).
L’Azienda stessa sottolinea come, oggi più che mai, sia fondamentale un impiego attento ed efficace delle risorse, proprio perché sono sempre più scarse numericamente. In questo contesto viene anche ammesso che i Job Posting, complice la rapidità e la frequenza degli spostamenti di personale, vengono ormai utilizzati in modo limitato mettendo in luce quanto lo strumento da noi sempre fortemente criticato mostri tutti i suoi limiti.
Alla luce di questo scenario siamo tornati nuovamente a ribadire la proposta di UNISIN di valorizzare e “recuperare” i colleghi che sono da troppo tempo nello stesso ruolo. Un loro rilancio professionale non rappresenterebbe solo un beneficio individuale, ma anche un vantaggio concreto per l’Azienda in termini di motivazione e competenze.
Potrebbe essere un buon momento per spostare pezzi di lavorazione (visto che il lavoro si può spostare senza spostare i lavoratori) in generale, con particolare attenzione a quelle piazze inaridite in quanto presenti solo studio, diretto e recupero.
EX ACCOUNT
Un accordo ricco di parole, di panegirici e di promesse, ma che nei fatti si è rivelato vuoto di contenuti.
A distanza di oltre 7 mesi da quel 18 giugno 2025, giorno in cui è stato siglato l’accordo che impattava sui 14 colleghi Account (non sottoscritto da UNISIN) ci troviamo oggi a fare i conti con una realtà ben diversa da quella che era stata prospettata, con tanto di rassicurazioni a tutti i livelli [...]
Copertura sanitaria a consumo?
Nell’ ultimo incontro con l’Azienda sono stati sottoscritti tre accordi:
VAP (erogazione 2027 su risultati 2026)
Indennità/Reperibilità
Proroga CCP (ex piattaforma telematica)
Ma abbiamo affrontato anche altri importanti argomenti fra i quali, la Polizza Sanitaria.
VAP
Riportiamo la sintesi della tabella e per i dettagli vi rimandiamo agli allegati. E' sempre difficile criticare un premio, soprattutto quando le cifre sono in linea con quanto mediamente siamo riusciti a ottenere negli anni. Tuttavia, come spesso accade, dobbiamo evidenziare il tentativo dell'Azienda di "rosicchiare" qualcosa nel tempo per ridurre i costi...
Si trattasse di un'azienda in crisi lo comprenderemmo, ma (a parte le lamentele del DG che non è mai pago e dei poveri azionisti che sono quasi in miseria) Findomestic è in buona salute e continua a crescere anno dopo anno.
Ancora una volta l'Azienda si è arroccata su di un unico paramento, ovvero l'Utile lordo (di cui, da sempre, UNISIN denuncia la "manovrabilità" e l'inadeguatezza a misurare l'effettivo impegno dei lavoratori) per la determinazione del premio ed ha bloccato qualsiasi possibilità di discussion su una diversa articolazione degli scaglioni di premio, mantenendo più fasce - come avveniva in passato (ad esempio 1,65 - 1,75 - 1,85 ecc.) - che avrebbero consentito una maggiore gradualità e qualche opportunità in più... Eppure Findomestic chiede tanto ai propri dipendenti, ma quando è lei a dover restituire fiducia e disponibilità, la risposta è quasi sempre un "NO"!. Prendiamo comunque il buono di questo accordo che si traduce, appunto, in un premio, ma ricordiamoci dell'atteggiamento e della postura che tiene l'Azienda [...]
Non solo Vap
L’ultimo incontro con l’Azienda si è aperto con la presentazione, da parte loro, di una bozza di modifica del CCA, limitatamente alla polizza sanitaria.
Come ormai è noto, solo UNISIN sta chiedendo da tempo di riaprire la discussione sul CCA nel suo complesso. Che l’Azienda non sia interessata a farlo lo comprendiamo, invece restiamo perplessi dalla posizione delle altre OO.SS.
Abbiamo chiesto di rivedere la proposta di modifica che ci è stata presentata aggiornando gli importi che l’Azienda versa (a loro dire cresciuti negli anni ma le uniche cifre ufficiali sono quelle dell’articolo vigente) introducendo soprattutto la dicitura di “almeno” prima della somma versata. Si perché fino ad oggi era indicato l’importo massimo che l’Azienda poteva versare ma non quello minimo… pertanto, introducendo tale specifica, avremmo la garanzia che la somma erogata sia effettivamente quella scritta e mai inferiore. Per una tutela reciproca abbiamo chiesto che tali cifre possano essere discusse e valutate almeno ogni 2 anni per verificarne la congruità e l’adeguatezza.
Queste richieste sono state avanzate con l’obiettivo di:
● garantire un contributo stabile e costante;
● consentire alla C.a.s.s.a. sanitaria di consolidarsi;
● assicurare la sostenibilità del sistema anche in presenza di eventuali mutamenti economici nei prossimi anni.
È stata inoltre evidenziata la necessità di una gestione più trasparente della materia, prevedendo il coinvolgimento delle Organizzazioni Sindacali nel monitoraggio della Cassa sanitaria o in modo diretto o, in alternativa, attraverso la Commissione Paritetica.
Inoltre nel nostro CCA si fa espressamente riferimento a Polizza Sanitaria. L’eventuale modifica della sola dicitura con l’introduzione del concetto di “Cassa sanitaria”, sarebbe solo una necessità aziendale. Se così fosse allora e indispensabile che sia oggetto di una negoziazione più profonda.
Ci aspettiamo lo stesso approccio alla questione da parte di tutte le OO.SS consapevoli che la tutela sanitaria non può essere trattata come un adempimento formale, ma come un diritto concreto e condiviso.
Da parte dell’Azienda, invece, una reale volontà di ascolto. Non accettiamo che le Parti Sociali vengano considerate mere esecutrici o semplici firmatarie di proposte unilaterali, magari già definite a monte e poi sottoposte solo per adempiere a un passaggio puramente formale. Attendiamo l’evolversi della trattativa per una valutazione puntuale. La contrattazione è confronto, non ratifica.
VAP 2026 EROGAZIONE 2027
L’Azienda ha presentato nuovamente la propria tabella di riferimento già sottoposta nel precedente incontro confermando di essere ancora in fase di valutazione rispetto a quello che già nella prima occasione le avevamo chiesto. Pertanto abbiamo ribadito la posizione di UNISIN, ovvero quella di abbassare l’importo per raggiungere le 2 mensilità e di conseguenza tutti i successivi, introducendo, così come ottenemmo lo scorso anno, anche gli scaglioni da 0,5 (ad es: 1,75 – 1,85 – 1,95). Ci troviamo in una fase preliminare del confronto che potrebbe essere, comunque, portato a termine entro fine gennaio: è interesse di entrambe che le cifre siano effettivamente congrue rispetto all’ininterrotto sforzo profuso dai lavoratori in questi anni. L’Azienda sta crescendo di conseguenza deve crescere anche il VAP [...]
Sarà un caso?
Forse si, o forse no,
ma la cosa è successa ed è innegabile.
Ieri mattina abbiamo diffuso il nostro volantino nel quale abbiamo fatto presente, fra le tante questioni analizzate, la situazione di stallo e di grossa incertezza dovuta all’interruzione delle trattative aziendali da parte di Findomestic. Restavano in sospeso temi di particolare rilievo tra cui il VAP 2026.
Nel tardo pomeriggio di ieri abbiamo ricevuto la convocazione ufficiale, da parte dell’ Azienda, per il giorno 29.12, data in cui riprenderanno le trattative, anche quella sul VAP.
Prendiamo atto di questo cambio di posizione e vi terremo aggiornati sulle eventuali novità.
Il monologo a reti unificate
e quella strana sensazione del “non basta mai”…
Siamo a Natale e dovremmo essere tutti più buoni…
Ringraziamo il DG per averci ragguagliato sull’andamento della nostra Azienda. Siamo impressionati dalla sua oratoria che per oltre un’ora e mezza è stata ininterrotta, instancabile, zeppa di inglesismi, di dati, di concetti, di “nemici” dai quali difenderci, di numeri che tornano a far sperare anche se “non bastano” e di cose che “dovremo fare”. Alcuni concetti erano noti, alcuni dati sono mancati e altre cose ci sono piaciute fino ad un certo punto…
Una di queste è stata la specifica sulla polizza sanitaria (o cassa?): Direttore è stato avvisato che l’Azienda che dirige ha interrotto le relazioni Sindacali da oltre un mese? Oppure non ne è al corrente? (pertanto neanche legge i volantini sindacali!). Durante la diretta ha chiesto conferma al Direttore HR Agosti (che ci è parso visibilmente sorpreso e in difficoltà) se fosse stata resa nota ai Sindacati la reintroduzione della copertura delle “lenti” e l’inserimento delle cure odontoiatriche e in qualche modo lui annuendo mimava un “si”: ma esattamente a chi lo avrebbe detto? E quando?
Ma vi parlate? No perché è forte la sensazione che stiate fraintendendo il ruolo dei Sindacati e che la vostra percezione sia quella che siamo solo un fastidio e vi serviamo solo a firmare accordi, così da alleggerire le vostre responsabilità dirette…
Altra questione che comincia a essere stancante e ingiustificatamente ridondante è il RONE! Ancora con questo parametro che non basta mai! Neanche l’avvicinarsi verso i “17 punti” è sufficiente e sembrerebbe che per essere remunerativi si debba arrivare almeno ai 18, ma meglio se superiamo i 20… certo, se possibile anche 25, oppure 30… facciamo 40, lascio??
Eppure in altre aziende, fra cui anche banche, il punto di guadagno è ben più basso, in molti casi non serve nemmeno “a due cifre”: perché da noi non basta neanche oltre il 18?
Sembra che il RONE sia una responsabilità dei dipendenti che deliberatamente lo tengono basso… come se potessimo scegliere cosa e come fare.
Il motivo del crollo del RONE nel biennio 2023, 2024 (fonte dati aziendali poco più del 9%) è da ricercarsi nei lavoratori? O forse qualcuno sconfessò le precedenti strategie facendolo piombare nel baratro? E perché tutto questo oggi devono scontarlo i lavoratori? Perché dobbiamo sempre pagare noi le conseguenze di scelte manageriali discutibili? [...]
Venerdì 12 dicembre 2025, Sciopero Generale!
Come UNISIN sosteniamo le ragioni dello sciopero che riguardano il mondo del lavoro!!
· Per restituire ai lavoratori e ai pensionati il drenaggio fiscale e introdurre un meccanismo di indicizzazione all’inflazione dell’IRPEF (scaglioni, detrazioni, trattamento integrativo, ecc.);
· per aumentare le risorse per sostenere i rinnovi dei contratti pubblici e privati estendendo la tassazione degli incrementi salariali per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori;
· per una vera riforma delle pensioni che superi la legge Fornero e introduca quelle di salvaguardia per giovani e precari;
· per chiedere di assumere provvedimenti e investimenti diretti a rilanciare le politiche industriali e del terziario per contrastare le delocalizzazioni;
· per creare nuovo lavoro e dare seguito a una vera strategia di sviluppo per il Paese e per il Mezzogiorno;
· per salvaguardare l’occupazione, sostenere un piano straordinario di assunzioni nelle pubbliche amministrazioni, contrastare la precarietà̀ dei contratti di lavoro, contrastare gli appalti non genuini e il subappalto a cascata,
· per investire sulla salute e la sicurezza sul lavoro e per la loro tutela;
In tale contesto Findomestic, con un atteggiamento miope ed infantile, ha interrotto le trattative con tutti i Sindacati. Si è “offesa” per un articolo apparso sulla stampa nel quale si denunciano le insostenibili e ingiustificabili pressioni commerciali.
Se crede che certe notizie siano false e tendenziose può fare altrettanto pubblicando un articolo dove può evidenziare in quale “Eden” lavorativo siamo oggi, smentendo quanto sostenuto da molti colleghi.
Un’Azienda guidata da persone mature e lungimiranti non interrompe le trattative su importanti temi che ricadono su tutti i lavoratori perché non riesce a gestire dei rapporti accettabili con i Sindacati.
Quindi: cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?
Ma questo è il clima in Azienda e certi Dirigenti non fanno che peggiorarlo: ad esempio il direttore Lazzeri che si permette di dire: “i Sindacati in azienda sono pessimi”;
se per pessimi intende non assoggettati, disallineati e non d’accordo a prescindere col padrone allora sì, ha ragione!
SIAMO ORGOGLIOSAMENTE PESSIMI!
Da eccellenza a caos totale
Quella che una volta era un’azienda eccellente, oggi è sprofondata nel disordine e nella confusione più totale.
Dai sistemi informatici inefficienti a un’organizzazione caotica, dalle indicazioni che cambiano ogni giorno a un’informazione carente e contraddittoria, tutto contribuisce a generare disorientamento e frustrazione tra i lavoratori
Ormai nessuno sa più con certezza qual è il proprio ruolo, né come svolgere il proprio lavoro.
Le responsabilità si perdono in una catena infinita di decisioni, che all’atto pratico risultano evidentemente sbagliate e chi lavora ogni giorno per tenere in piedi l’Azienda si trova abbandonato, senza strumenti adeguati e senza una direzione chiara.
E’ questo il risultato di anni di scelte miopi, di tagli mascherati da efficienza e di un management che sembra aver perso ogni contatto con la realtà quotidiana.
Un esempio? La chiusura delle agenzie prevista un anno fa. Quella che doveva essere una “razionalizzazione” è diventata una barzelletta gestionale.
Come ci ha comunicato l’Azienda all’ultimo incontro, il piano di chiusure è completamente fuori controllo. Il motivo? La procedura di spostamento dei conti correnti è stata affidata a BNL, esperta sì in chiusure, ma non in Compliance! Pare che sussista proprio un problema di questo tipo… Durante la fase di realizzazione si sono accorti che il sistema usato non rispettava le regole. Risultato? Tutto fermo, tutto da rifare.
Nel frattempo le persone coinvolte vivono in un limbo, senza sapere quando verranno ricollocate.
Findomestic si trova in una situazione in cui non riesce neanche a chiudere delle agenzie di nostra proprietà.
Per non parlare dei Job Posting che “magicamente” spariscono: un giorno si apre una posizione e il giorno dopo viene deciso che non serve più. O i tanti per BNL per noi inaccessibili. Anche
questo è segno di disorganizzazione e di una gestione approssimativa e apparentemente casuale.
Ci preme tornare anche sull’argomento Polizza Sanitaria.
Siamo già a metà novembre e stiamo ancora attendendo di sapere quale sarà il futuro dell’assistenza sanitaria: polizza o cassa?
Qualsiasi sarà la strada scelta, la richiesta di Unisin, è quella che vengano inserite le coperture che sono state ingiustamente tagliate. L’Azienda ha l’occasione per invertire la rotta del risparmio selvaggio, dando un segnale di attenzione verso i propri dipendenti. Anche se il taglio della vaccinazione antinfluenzale operato quest’anno non ci fa ben sperare, a essere sinceri… [...]
Il Challenge “Olimpo”
Quando il premio scende dal cielo… ma non arriva mai!
Nuovo mese, nuovo challenge.
E anche per novembre Findomestic ha deciso di lanciare un nuovo grande "gioco motivazionale" alla Collection: si chiama Olimpo e promette un premio di 400 euro ai CEC vincitori.
Fin qui niente di nuovo, se non il fatto che, ormai, la colazione o la scatola di cioccolatini da dividere con il resto del team hanno esaurito la loro "attrattività", perciò l'Azienda ha dovuto pensare ad una ricompensa in denaro per poter continuare a far correre nella ruota i crice… ops, i dipendenti. Quindi, si promette una corposa elargizione in busta paga.
Suona bene, vero?
Peccato che, come ogni “mito”, anche questo sia una leggenda aziendale.
Si, perchè per poter raggiungere l'agognato premio, i dipendenti dovranno superare un vero e proprio percorso ad ostacoli.
Ad ogni CEC saranno assegnati dai 3 ai 5 obiettivi di pratiche regolarizzate. Fin qui, si potrebbe anche fare… se non fosse che:
· I target sono talmente "sfidanti" che per raggiungerli dovrebbe essere invocato l'aiuto di tutti gli dei dell'Olimpo;
· per poter vincere devono essere raggiunti tutti gli obiettivi (non uno di meno);
· contemporaneamente deve essere rispettato il KPI di efficacia per pagamento.
E' stato inserito anche un tilt qualitativo — ovvero zero reclami per i 3 mesi successivi al trattamento. Grande novità che rischia però di diventare un inganno: se un cliente ha avuto problemi con un pagamento è più facile che sia scontento, anche se è stato gestito nel migliore dei modi dai colleghi.
Ma non finisce qui. Chi avrà accumulato più del 50% di giorni di assenza nel mese di novembre (ferie escluse) non avrà diritto a nessun premio. Non verrà erogato nemmeno riparametrato in base ai giorni di presenza. Zero. Quindi, attenzione ai malanni di stagione!
Insomma, una sfida divina, non umana [...]
E’ sempre una questione di risparmio
Abbiamo nuovamente incontrato il broker per fare un punto della situazione sul tema Polizza Sanitaria. A seguito della “cura da cavallo”, com’è stato definito il violento taglio alla polizza, la sinistrosità è ovviamente drasticamente diminuita attestandosi a poco più del 70% (dall’oltre il 150%...).
Per effetto della scadenza naturale della polizza e del dato di sinistrosità particolarmente positivo (solo quello), l’Azienda ha richiesto ufficialmente al broker di sondare nuovamente il mercato e verificare eventuali offerte disponibili.
Purtroppo, abbiamo avuto ancora una volta conferma che l’obiettivo preponderante che guida l’attuale Findomestic è quello del risparmio.
In questi mesi ci è stato veicolato il messaggio che le polizze non sono più sostenibili (precisiamo che ciò avviene perché l’Azienda non investe cifre adeguate) e che probabilmente l’unica possibilità fosse quella di costituire una cassa sanitaria. Apprendiamo, invece che si apre di nuovo la possibilità di continuare con una polizza nel caso in cui ricevessero un’offerta irrinunciabile…
Non siamo necessariamente a favore di uno dei due sistemi ma ci fa riflettere l’improvvisa strambata a favore di un altro anno di polizza quando, sembrava fino ad oggi, che l’unica possibilità per avere delle coperture fosse quella della Cassa.
Allora, al solito, si tratta solo di risparmio, anche a discapito della salute dei propri dipendenti. Infatti oltre a quando detto, apprendiamo ufficialmente che l’Azienda ha deciso di sospendere la campagna di vaccinazione anti influenzale che veniva offerta gratuitamente fino allo scorso anno. Con rammarico assistiamo ad un continuo disinteresse nei confronti dei colleghi che non sia quello dei numeri e dei risultati e anche questa scelta né è la riprova. I dipendenti invecchiano e diventano più fragili e proprio quando ci sarebbe bisogno di maggior cura, l’Azienda declina anche su questo semplice punto. Veramente incomprensibile visto che il personale in salute non va altro che appannaggio di Findomestic stessa.
Dunque, non ruota tutto intorno al risparmio?
(Af)Fondo pensione?
Come anticipato nel nostro ultimo comunicato, l’Azienda, assieme ai vertici del Fondo Pensione, ci ha convocato per illustrarci le loro intenzioni di unificare il nostro Fondo con quello di BNL.
Ad onor del vero dobbiamo subito specificare che sia il nostro che quello di BNL sono assolutamente solidi sotto tutti gli aspetti ma, detto questo, la prima domanda è: perché?
Abbiamo già assistito a settori aziendali rodati e ben funzionanti, spostati, smembrati, rielaborati, riassemblati, rivisti e “corretti” col risultato di ridurli a un coacervo di compiti mal indicati, di direzioni incomprensibili, di mancanza totale di visione e di svilimento della professionalità dei colleghi. In una sola parola: distrutti.
Pertanto per quale motivo, torniamo a ribadire, si rende necessaria un’unione dei due fondi?
Chiaramente la domanda è stata rivolta proprio ai nostri interlocutori e la risposta è stata che i motivi sono economici e che servirà anche per rendere un unico fondo più stabile e solido…
Detto tutto ciò, in ogni caso, come abbiamo già detto loro, sarà necessario un passaggio assembleare straordinario, nel caso in cui si arrivasse all’unione dei Fondi, proprio (e per “fortuna”…), come previsto dallo Statuto…
BANCA DIGITALE
Ci giungono voci che l’Azienda stia mettendo mano anche a Banca Digitale. Non entriamo nei dettagli perché pare una situazione in divenire e ancora da chiarire. In ogni caso, come sovente avviene, l’Azienda minimizza… e intanto la lista degli uffici impattati si allunga e i colleghi vivono sempre più nell’angoscia e nella paura di ciò che potrà aspettarli domani.
Poca visione, tanto risparmio
Negli scorsi giorni abbiamo incontrato l’Azienda per affrontare alcuni temi dei quali il principale sarebbe stato la CCP, l’ex piattaforma telematica. Neanche un anno fa è stata oggetto di una revisione che ha portato al vigente accordo di durata annuale con rinnovo tacito, salvo disdetta di una delle parti firmatarie entro il 30 settembre dell’anno di validità dello stesso.
La data del 30 settembre è passata senza alcuna disdetta formale, quindi l’accordo è prorogato automaticamente fino al 31.12.2026 alle stesse condizioni di quello attualmente in essere. Seppur con uno strano intervento che sapeva tanto di “lectio magistralis” (a che titolo?) è stato confermato dall’ Azienda CHE L’ACCORDO E’ PROROGATO PER UN ALTRO ANNO, QUINDI FINO A FINE 2026.
Ci sembra una buona notizia, soprattutto in tema di occupazione visto che già lo scorso anno Findomestic asseriva il disinteresse a tale ufficio ammettendo che avrebbe potuto, senza colpo ferire, esternalizzare la lavorazione. Pertanto abbiamo cercato di capire per quale motivo si stesse discutendo di retorica, ma la delegazione si è trincerata dietro un laconico “se è prorogato, per noi va bene così, non dobbiamo parlare di altro; eventualmente se ci saranno novità le scoprirete in un prossimo incontro”.
Questo atteggiamento ci lascia quantomeno perplessi, soprattutto alla luce delle discutibili scelte che sta portando avanti l’Azienda negli ultimi tempi. Il tema dell’occupazione è sicuramente uno degli aspetti più impattanti in questo momento con il personale in continua e inesorabile discesa: anche quest’anno (come quello scorso) si potranno contare meno dipendenti. Riuscire quindi a poter mantenere un’attività che dà lavoro a decine di risorse, in questo momento, ci sembra una vittoria!
Non vogliamo credere che quanto fatto neanche un anno fa sia già da rimettere in discussione (anche se ci aspettiamo di tutto vista la conduzione attuale di questa Azienda), quindi il tema occupazionale è l’unico vero motivo che possiamo pensare fosse nelle mire di Findomestic. Probabilmente questo episodio va inserito in un contesto di gruppo dove tutte le aziende di BNPP si stanno in qualche modo riorganizzando/ristrutturando e chissà che questa manifesta incapacità del management (quando non si riesce a rilanciare un’azienda si comprimono i costi tagliando personale) non potesse essere esteso “casualmente” anche alla CCP. Tra l’altro circolano insistenti voci che queste esternalizzazioni di attività a piccoli gruppi (si veda sala macchine e Account solo per citarne alcuni) non vadano a “rimpolpare” altre società del Gruppo…
L’arte del risparmio e del rattoppo creativo…
una strada senza ritorno?
(il tutto condito da stress e pressioni continue e insostenibili)
Abbiamo aspettato qualche giorno prima di riferirvi dell’incontro avuto con il DG/AD, in quanto necessario per metabolizzare le informazioni apprese e per verificare e capire quello che è stato il messaggio che ci ha voluto trasmettere rispetto a quanto viviamo ogni giorno in azienda: non esistono più uffici che non siano in impattati dalla logica del “taglia e lavora di più con meno”.
Sono state inoltre affrontate le tematiche del Fondo Pensione, della Polizza Sanitaria e del Dealer Financing.
A fronte delle sfide di mercato e della pressione competitiva, il Direttore Generale ha illustrato le iniziative per modernizzare l'Azienda, a partire da un cambiamento nel modello di vendita. Il focus si è spostato dal "rifinanziamento dei prestiti in corso" all'acquisizione di "fresh money" (nuovo denaro): una strategia che dovrebbe essere più redditizia nel lungo termine. Il DG ha parlato di difficoltà iniziali nel far accettare questa nuova direzione ai dipendenti, ma ha sottolineato che i dati mostrano un miglioramento progressivo.
Parallelamente, l'Azienda sta accelerando sulla digitalizzazione per rendere il lavoro più efficiente e produttivo. L'introduzione di nuovi strumenti e l'automazione dei processi dovrebbero ridurre il carico di lavoro manuale a basso valore, liberando così risorse che potranno essere impiegate in attività a maggior valore aggiunto. In questo senso, il progetto "Espresso" sta mostrando risultati concreti: la percentuale di pratiche approvate in 15 minuti è salita al 55%, entro 60 minuti al 66%, fino ad arrivare all'80% per quelle esitate entro le due ore. La dirigenza ha anche ribadito la necessità di riqualificare il personale, con un programma di certificazione per preparare i dipendenti a nuove sfide e renderli più versatili, sottolineando che le persone più esperte sono considerate una risorsa fondamentale. Essendo però le più vicine a lasciare l’Azienda per effetto dell’età, si dovrà creare una classe di nuovi colleghi che abbiamo una conoscenza più ampia e “multiskill”. Questo dovrebbe portare anche a ricorrere sempre meno all’uso di “task force” e Outsourcer… (dovrebbe, ma chissà come e quando n.d.r.),
In sintesi, l’Azienda sta reggendo l’urto con le sfide del mercato, stiamo andando meglio dello scorso anno, ma non saremo comunque in linea con l’obiettivo (troppo ambizioso?) fissato dagli Azionisti. Come Unisin lo avevamo, purtroppo, predetto. Prepariamoci quindi a sentirci dire che gli Azionisti non saranno contenti e che la colpa sarà sempre dei “soliti noti” (leggasi lavoratori), ergo dovremo fare ancora di più con sempre meno, magari per recuperare non “una perdita” ma “un mancato guadagno”. Ovviamente, tutto condito dai soliti discorsi che, se non si guadagna quanto si aspettano, le conseguenze saranno sempre e solo a carico dei dipendenti [...]
Siglato l’accordo sul congedo parentale ma…
È stato siglato l'accordo che prevede la modifica all'art. 18 del CCA riguardante il congedo parentale (in allegato).
La modifica si è resa necessaria per armonizzare l’aggiornamento della norma sull’indennità per il congedo parentale che, come previsto dalla legge di bilancio 2025, innalza l'indennità erogata dall'Inps dal 30 all'80%. Per evitare ulteriori modifiche nel corso del tempo, nel solco della ratio della norma che sta diventando sempre più estensiva e tutelante, come UNISIN abbiamo provato a far passare il concetto che l’azienda avrebbe potuto erogare la differenza di trattamento economico per far arrivare sempre al 100% la retribuzione per il congedo di maternità facoltativo.
E’ doveroso ricordare che non si tratta né di un regalo, né di un'attenzione nei confronti delle mamme, bensì nasce dall'esigenza organizzativa dell'azienda di incentivare la fruizione dei periodi di congedo in modo continuativo: e quindi quale miglior incentivo se non garantire la piena retribuzione per chi fruisce di tutto il periodo di astensione volontaria assieme ed in modo continuativo?
Ma ancora una volta l’azienda ha voluto risparmiare tutto quello che ha potuto, quindi pur trattandosi di un “in più” rispetto al dovuto, resta sempre l’amara sensazione che avrebbe potuto (se avesse voluto) far meglio, ma soffre della patologia del “risparmio su tutto e su tutti e a tutti i costi”.
Il seguente raffronto può aiutare a comprendere le differenze:
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Accordo 2023 |
Accordo 2025 |
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Indennità INPS |
Integrazione Findomestic |
Totale retribuzione |
Indennità INPS |
Integrazione Findomestic |
Totale retribuzione |
|
Primo mese |
80,00% |
0,00% |
80,00% |
80,00% |
10,00% |
90,00% |
|
Secondo mese |
30,00% |
40,00% |
70,00% |
80,00% |
10,00% |
90,00% |
|
Terzo mese |
30,00% |
40,00% |
70,00% |
80,00% |
10,00% |
90,00% |
|
Quarto mese |
30,00% |
40,00% |
70,00% |
30,00% |
60,00% |
90,00% |
|
Quinto mese |
30,00% |
50,00% |
80,00% |
30,00% |
70,00% |
100,00% |
|
Sesto mese |
30,00% |
60,00% |
90,00% |
30,00% |
70,00% |
100,00% |
|
TOTALE |
|
230,00% |
|
|
230,00% |
|
|
Integrazione totale primi 4 mesi |
|
120% |
|
Integrazione totale primi 4 mesi |
90% |
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Rispetto al precedente accordo la percentuale che l'azienda versa in totale sui sei mesi è sempre la stessa (230%), ma è distribuita in modo tale che sia più bassa nei primi 4 mesi rispetto a quanto versava prima della revisione. Infatti, se prima versava un'integrazione totale del 120%, oggi verserà soltanto il 90% [...]
Unisin non firma un potenziale demansionamento
La questione Account è giunta ad una conclusione: ripercorriamo questa vicenda, sapendo che l'azienda, ormai da tempo e ovunque, si sta riorganizzando (speriamo presto perché ci sono grossi problemi in tutte le direzioni).
● Tramite l'art. 19 del CCNL, Findomestic può dichiarare una riorganizzazione e l'unico obbligo che ha verso i lavoratori, attraverso il Sindacato, è quello di comunicarla;
● si apre una “procedura” che ha la durata di 50 giorni passati i quali l'azienda è legittimata ad attuare quello che ha previsto e dichiarato;
● nei 50 giorni, che possono anche essere aumentati di comune accordo fra le parti, si può trovare una soluzione per gestire il cambiamento, per ovviare a possibili disagi che potrebbero ricadere sui colleghi impattati.
Queste sono state le regole del gioco.
Le proposte che nel tempo si sono susseguite però si sono sempre basate principalmente su aspetti economici, cercando di “pagare il disagio” più che affrontare e spiegare realmente il perché di tale scelta, alla fine sembra più un’epurazione mirata sulle persone, invece di un nuovo modo di lavorare.
Inoltre, aspetto non secondario, l’azienda ha fatto pressione continua per addivenire ad un accordo, secondo noi per cercare di “essere legittimata”, sapendo che stava mettendo in atto un probabile demansionamento dei soggetti coinvolti che, pur essendo Quadri Direttivi, si troveranno domani a fare funzioni quasi esclusivamente da area impiegatizia.
Infatti l’azienda stessa, in sede di trattativa, ha dichiarato di non sapere nel dettaglio cosa faranno e se ciò sarà di pertinenza esclusiva dell’area dei QD e, nonostante le nostre continue richieste di specifiche (sempre rigettate), nella versione definitiva dell’accordo, presentata da Findomestic, niente è cambiato rispetto alle volte precedenti, confermando candidamente che il demansionamento non si può escludere, perchè “finché non si comincerà a svolgere l’attività, non si potrà averne contezza”.
Tanto è bastato a Unisin per decidere di NON FIRMARE questo accordo
Per noi la declaratoria dell’attività era una questione cruciale, dirimente, chiarita la quale saremmo potuti passare a una fase di trattativa per le ricadute sulle persone e le eventuali compensazioni economiche. Ma Findomestic non ha voluto ascoltare…
E questo atto è preoccupante per il precedente che crea e per l’atteggiamento che questa Findomestic sempre più sta sdoganando in tutta l’azienda. Un esempio ne è la riunione che il 25 giugno si è svolta a Firenze per i 14 account coinvolti: sarebbe dovuta servire per entrare nei dettagli del nuovo lavoro, ma, con rammarico, apprendiamo che i toni utilizzati sono stati molto discutibili e le risposte in merito alle perplessità sollevate dai colleghi hanno avuto un unico denominatore: “se non vi va bene guardatevi intorno ed andate da un’altra parte!”.
Complimenti! Poi ci domandiamo come mai l’azienda stia arrancando ovunque, ma se questi sono i nostri manager…
La “trattiva”, che tale non è stata, vede infine le seguenti concessioni aziendali:
● una cifra “una tantum” di 7000€ LORDI a gennaio 2026 a compensazione di tutto (non saranno troppi?);
● telelavoro, che dovrebbe essere a tempo indeterminato (è scomparso il limite minimo di 60 mesi), ma non essendo indicata da nessuna parte una garanzia minima di durata, può essere potenzialmente modificato/revocato in qualsiasi momento. Inoltre, come previsto da normativa, se previo sopralluogo i locali dell’abitazione non avessero i requisiti necessari per il telelavoro, quest’ultimo potrebbe anche non essere attivato;
● riconsegna dell’auto aziendale con una possibile scelta fra tenerla fino a marzo 2026, oppure riconsegnarla a settembre 2025 con 3000€ di compensazione, ovvero quello che già oggi viene applicato a chi riconsegna l’auto aziendale (una vera concessione!);
[...]
SI SCRIVE RIORGANIZZAZIONE,
MA SI LEGGE EPURAZIONE
Proseguono gli incontri con l’azienda e, tra gli argomenti trattati, quello che ci lascia quantomeno perplessi (per essere eleganti ed usare un eufemismo riduttivo) è quello sulla procedura di riorganizzazione che coinvolge 14 account.
Una delle questioni che ci preme maggiormente è quella sulle mansioni che verranno loro assegnate. È un aspetto importante e dirimente perché, da normativa, chi è inquadrato come QD non può svolgere mansioni da Area Professionale e perché (come piace dire a Findomestic quando le fa comodo) “non vogliamo creare precedenti”.
Se ciò avvenisse si configurerebbe un demansionamento.
La declaratoria che oggi ci fornisce l’azienda, zeppa di vuoti neologismi anglofoni, NON chiarisce in maniera certa e inequivocabile questo aspetto.
Alla precisa richiesta avanzata da UNISIN di avere rassicurazioni scritte che non si configureranno demansionamenti l’azienda non si è resa disponibile a fornirla affermando, invece, che le effettive mansioni si potranno valutare solo nel tempo, dopo che il nuovo ruolo sarà già operativo… complimenti!
PERTANTO LO RIPETIAMO ANCORA SE NON FOSSE ABBASTANZA CHIARO:
NON È ESCLUSO UN POTENZIALE DEMANSIONAMENTO.
Oltretutto questa nostra “sensazione” è suffragata dal fatto che il percorso di carriera legato al nuovo ruolo potrebbe partire dall’inquadramento 3A1 che fa nascere la domanda: se non si sa esattamente cosa andranno a fare, com’è stato possibile prevedere un percorso di carriera e che questo sia effettivamente consono al ruolo?
Aggiungiamo che è stata indetta una riunione con i colleghi che subiranno (loro malgrado) questo trattamento insieme a altri colleghi del perimetro sul quale insisteranno in futuro (quale?) per illustrare il lavoro che andranno a svolgere (ma allora lo sanno?).
Abbiamo già sottolineato all’azienda che non è possibile svolgere riunioni di questo tipo mentre la procedura di riorganizzazione è in corso, è vietato dalle norme: inadeguatezza o arroganza?
In ogni caso ci chiediamo di cosa parleranno visto che per Findomestic stessa è necessario che il progetto si avvii per capirne i contenuti…
Non vogliamo credere all’approssimazione (anche se negli ultimi tempi questa sensazione è molto diffusa in azienda) perché sarebbe a dir poco sconvolgente. Immaginiamo invece che i progetti siano ben chiari e che a qualche soggetto “in alto” piace giocare coi lavoratori come fa il gatto col topo.
Referendum sul Lavoro 8-9 giugno 2025
Come noto, l'8 e 9 giugno 2025 saremo chiamati ad esprimerci su quattro importanti quesiti referendari che riguardano il mondo del lavoro. UNISIN ritiene fondamentale che ogni lavoratore sia informato e consapevole delle implicazioni di queste votazioni. Ecco una sintesi dei quesiti e delle relative posizioni:
1. Contratto di lavoro a tutele crescenti — Disciplina dei licenziamenti illegittimi: Abrogazione (scheda verde)
● Quesito: abrogazione delle disposizioni in tema di licenziamenti illegittimi nel contratto di lavoro a tutele crescenti che, per i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 nelle imprese con più di 15 dipendenti, limitano il diritto alla reintegrazione del posto di lavoro prevedendo in molti casi unicamente un indennizzo economico compreso tra 6 e 36 mensilità.
● Ragioni del "sì":abrogare questa disciplina rafforzerebbe la tutela dei lavoratori assunti dal 7 marzo 2015, garantendo in caso di licenziamento illegittimo accertato dal giudice, la reintegrazione del posto di lavoro e non solamente un mero indennizzo economico potenzialmente inadeguato a compensare la perdita del posto di lavoro.
● Ragioni del "no": mantenere l'attuale sistema con il solo indennizzo predeterminato offrirebbe maggiore certezza alle imprese e ridurrebbe il contenzioso giudiziario.
2. Piccole imprese – Licenziamenti e relativa indennità: Abrogazione parziale (scheda arancione)
● Quesito: abrogazione delle norme che, per le aziende con meno di 16 dipendenti, limitano l'indennizzo in caso di licenziamento illegittimo ad un massimo di sei mensilità.
● Ragioni del "sì":eliminare il tetto massimo all'indennizzo per le aziende più piccole garantirebbe una maggiore equità di trattamento tra tutti i lavoratori, indipendentemente dalle dimensioni dell'impresa in cui sono impiegati. Inoltre, consentirebbe al giudice di stabilire indennizzi maggiori e più coerenti al danno subito dal lavoratore.
● Ragioni del "no":mantenere il tetto massimo per le aziende più piccole consentirebbe di tener conto della loro maggiore fragilità economica ed eviterebbe di scoraggiare nuove assunzioni.
3. Abrogazione parziale di norme in materia di apposizione di termine al contratto di lavoro subordinato, durata massima e condizioni per proroghe e rinnovi (scheda grigia)
● Quesito: abrogazione delle norme che consentono l'utilizzo dei contratti a termine fino a 12 mesi senza l’indicazione di una causale.
● Ragioni del "sì": abrogare queste norme limiterebbe l'utilizzo indiscriminato dei contratti a termine contrastando la precarietà, offrendo maggiore stabilità ai lavoratori e incentivando l'assunzione con contratti a tempo indeterminato.
● Ragioni del "no": mantenere la normativa attuale offrirebbe maggiore flessibilità alle imprese nell'adeguare la forza lavoro alle esigenze produttive evitando una maggiore rigidità che potrebbe disincentivare le assunzioni.
4. Esclusione della responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e del subappaltatore per infortuni subiti dal lavoratore dipendente di impresa appaltatrice o subappaltatrice, come conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici: Abrogazione (scheda rossa)
● Quesito: abrogazione delle norme che escludono la responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e del subappaltatore per gli infortuni subiti dai dipendenti dell'impresa appaltatrice o subappaltatrice, quando tali infortuni sono conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività di queste ultime imprese.
● Ragioni del "sì": abrogare questa esclusione di responsabilità solidale significherebbe che anche il committente, oltre all'appaltatore o subappaltatore, potrebbe essere ritenuto responsabile per gli infortuni sul lavoro derivanti dai rischi specifici dell'attività appaltata o subappaltata. Questo potrebbe incentivare una maggiore attenzione alla sicurezza da parte di tutti i soggetti coinvolti nella filiera dell'appalto.
● Ragioni del "no": mantenere l'esclusione di responsabilità in questi casi eviterebbe di appesantire eccessivamente i committenti e gli altri soggetti della filiera.
UNISIN invita tutti gli iscritti a partecipare attivamente al voto dell'8 e 9 giugno 2025 in quanto fondamentale per dare forza all’istituto del referendum, strumento indispensabile per l’esercizio della democrazia diretta e per costruire un mondo del lavoro più equo e giusto, in cui i diritti dei lavoratori siano maggiormente tutelati.
Votando “SI’” ai quattro referendum sul lavoro si potenziano le protezioni contro i licenziamenti senza giusta causa e sulla sicurezza sul lavoro. Abrogare alcune delle normative introdotte negli ultimi anni – soprattutto dal Jobs Act – rappresenterebbe un modo per ridare valore al lavoro in quanto le attuali leggi creano una disparità tra aziende e dipendenti, aumentando l'insicurezza lavorativa e ostacolando l'ottenimento di posti di lavoro stabili e protetti.
Il lavoro è un diritto, la sua tutela un dovere: UNISIN è sempre in prima linea, da sempre impegnata contro ogni forma di precariato
DELLE DUE L’UNA
Continua il confronto con l'azienda relativamente al cambio di mansione dei 14 Account ad oggi coinvolti.
L’azienda presenta un nuovo documento che dovrebbe, secondo loro, chiarire le funzioni del nuovo ruolo. Da una prima lettura non ci sembra che apporti molte novità a quanto fin qui già detto lasciando diverse questioni in sospeso: i colleghi impattati sono praticamente tutti QD, andranno a ricoprire un ruolo consono all'attuale area contrattuale? Secondo noi non è così chiaro e scontato, anzi... già il fatto che l'azienda non risponda in modo preciso alla domanda "ma il Nuovo Ruolo, è un ruolo da Quadro Direttivo?" ci fa dubitare. Inoltre il possibile percorso professionale di questa nuova figura può partire addirittura dal 3a1 impiegando più di 11 anni per arrivare al punto di arrivo QD1, quindi ci fa credere che il ruolo sia principalmente da Area Professionale, dunque incompatibile con i colleghi ad oggi “prescelti”. Se di contro, invece, dovesse essere un ruolo principalmente da QD non comprendiamo come possa mettersi un 3a1 a ricoprire le stesse mansioni e dover attendere tanto tempo prima di accedere alla giusta area contrattuale: delle due l'una, non si scappa!
A tal proposito abbiamo richiesto per un prossimo incontro la presenza del Direttore del Mercato che possa chiarirci come sta la situazione, anche perché usando i criteri che sostengono di aver utilizzato per individuare “i fortunati”, questi non coincidono con i dati che abbiamo e che abbiamo presentato durante gli incontri... il mistero s'infittisce e la sensazione del demansionamento e, soprattutto, della scelta mirata sul "chi" invece che sul "come" ci sembra sembra più realistica... Aspettiamo di incontrarlo.
L'azienda intanto si arrocca sulle sue posizioni ribadendo che dal primo luglio sarà, in ogni caso, tutto operativo. Ne prendiamo atto. La procedura funziona così e non ci spaventa perché queste sono, purtroppo, le regole, quindi fa parte del gioco. Però ci sembra un modo neanche troppo velato per minacciare e indurre i sindacati a firmare a prescindere dai contenuti. Chi deve avere più pensieri, invece, è proprio l'azienda che, nel caso in cui non riesca a trovare una soluzione convincente (se mai ci sia) rischia di vedersi costretta a difendersi dalle cause per demansionamento che ne deriveranno.
Inoltre, in diverse piazze non potranno spostare i colleghi senza consenso degli interessati: scompare il loro ruolo? No, perché la piazza sarà seguita da un altro account, l'azienda non smette di operarvici. Chiude la piazza di lavoro? No, restano altri uffici, quindi dovranno collocarli in altri ruoli (consoni) negli uffici presenti.
INDENNITA’
Passata la “festa” e ricaricate le pile, arriva una proposta dell’azienda sempre più orientata al risparmio sulla pelle dei lavoratori, che si colloca tra due procedure, quella della sala macchine traferita in Romania (che ha importanti difficoltà a decollare) e lo stravolgimento di una parte (per ora) degli Account.
Il 26 maggio 2025 è uscita la circolare INPS n. 95 riguardante le novità sul congedo parentale introdotte dalla Legge di Bilancio 2025.
La principale novità riguarda l’aumento, all’80% della retribuzione, dell’indennità erogata dall’INPS per 3 dei 6 mesi spettanti di congedo parentale. I restanti 3 mesi restano indennizzati al 30%.
Findomestic si è subito prodigata nel proporci una modifica dell’art. 18 del CCA nella parte relativa all’integrazione versata dall’azienda per i periodi di congedo parentale fruiti in maniera continuativa alla maternità obbligatoria.
La nuova norma dà la possibilità di fruire dei mesi indennizzati all’80% entro i 6 anni di vita del bambino mentre la proposta aziendale, per com’è oggi, ne induce l’utilizzo immediato. Questo, evidentemente, oltre a un limite è anche una forzatura della ratio della norma, un vantaggio esclusivo per l’azienda perché un genitore potrebbe avere la necessità di utilizzare parte dei permessi in periodi successivi e non tutti in continuità con la maternità obbligatoria e vedersi comunque riconosciuta l’indennità all’80%. La normativa è cambiata rispetto al contesto dunque sarà necessario valutare bene per non generare situazioni di minor vantaggio per chi ne usufruirà. Sarà importante dedicare il giusto tempo per una corretta valutazione con conseguente nuova formulazione. Vi terremo aggiornati sui futuri sviluppi.
CON UN POCO DI ZUCCHERO…
Siamo sicuri che la festa dei 40 anni di Findomestic appena passata sia stata un'ottima opportunità per incontrarci tra colleghi in un momento più rilassato, consentendoci di ricordare con nostalgia i tempi che furono, ma con un velo di angoscia e disagio per quelli che potrebbero essere.
Per la partecipazione sono state inviate via mail dall’azienda, indicazioni precise tra le quali quella di inserire 2 ore di straordinario tra le 18 e le 20, perché alla fine si sarebbe svolta una plenaria, dunque LAVORO.
Ma quando ci si fa prendere la mano e si sconfina in un soliloquio può capitare di non rispettare gli orari previsti facendo concludere la parte istituzionale della convention alle 21.15, rendendo insufficienti le due ore di straordinario inizialmente previste.
Aggiungiamo che i Part-Time presenti sono dovuti andare ben oltre al proprio orario di lavoro giornaliero rispetto a un Full-Time.
Inoltre, per diversi colleghi, è stato necessario pernottare fuori con rientro il giorno dopo (sabato), diventando a tutti gli effetti una trasferta.
Dunque abbiamo chiesto ufficialmente all’azienda (vedi lettera allegata) quali fossero i codici da inserire perché la parte lavorativa dell’evento fosse adeguatamente e legittimamente coperta dallo straordinario.
La risposta ricevuta, con toni infastiditi e vagamente supponenti, è che i dipendenti non devono essere materialisti ed esosi, per loro tale richiesta è stata inopportuna e al limite dell’ingratitudine perché ci hanno “regalato” la festa... Sempre secondo Findomestic anche le due ore di straordinario non sarebbero stati tenuti a “concederle”: ma allora perché hanno scritto mail in tal senso se non dovevano?
Solo UNISIN aveva chiesto delle erogazioni in termini economici (liberalità, una tantum, welfare, ecc) che sarebbero sicuramente costate meno del circo che è stato messo in piedi.
Ammettendo che sia stato anche appropriato fare la festa, sapendo, in ogni caso che l'azienda oggi non fa più niente se non ha convenienza, senza un ritorno per sé stessa, ci sarebbe comunque stata? Ognuno si dia la propria risposta.
Cercando poi di essere un minimo oggettivi (e parlando con diversi colleghi questa sensazione è passata chiara anche a loro), l'evento ci è sembrato più una passerella auto celebrativa e autoincensante utile solo a mettersi in vetrina: l’intervento della Goitini ha toccato vette sublimi di “energia positiva e amore”, una vera e propria apoteosi… peccato che lavoro e lavoratori poi vengono ceduti... d'altronde sono gli azionisti ed il RONE che ce lo chiedono.
Ma passata la festa non vuoi sfruttare il “sentiment” motivazionale e chiedere subito
un bello straordinario di sabato?
Ricordatevi che è un tema caldo che viene continuamente trattato con l’azienda che serenamente ci risponde che: sono le persone che lo vogliono fare, loro lo chiedono e se gli viene risposto di si non è colpa di Findomestic... Addirittura si affannano ad evidenziare come la media di straordinari procapite sia anche bassa! Già… dello straordinario segnato, di quello sommerso ovviamente non c’è traccia, non esiste... meditate anche su questo punto.
Condividiamo l’invito di altre OO.SS. e facciamo appello a tutti i colleghi di
smetterla di essere infinitamente disponibili e di fare straordinari non richiesti se non preventivamente autorizzati
[...]
ELLA FU
Lo avevamo già detto nel volantino scorso: le rassicurazioni non ci rassicurano!
E purtroppo abbiamo avuto ragione.
Giusto una manciata di giorni ed ecco un ulteriore colpo di scure che la “Nuova” Findomestic scaglia sui suoi lavoratori: dopo il canale diretto, la sala macchine, uffici di sede e di rete (contenzioso, contabilità, operation, solo per citarne alcuni), ecco che è giunto il momento degli Account!
Con un progetto di “ottimizzazione e riorganizzazione delle reti” ben 14 persone verranno messe da parte “d'emblée”.
Parliamo di Account: figure altamente specializzate, tutti quadri direttivi (ad eccezione di un collega 3 area 4 livello) con oltre vent’anni di esperienza. Una forza commerciale riconosciuta da tutti i competitor come la più professionale, fiore all’occhiello di quella che un tempo era un’azienda commerciale votata al risultato e attenta a come farlo, non solo al taglio dei costi (alla faccia del rilancio …).
Lascia sconcertati il fatto che nel documento presentato alle OO.SS (fra l’altro mancante di indicazioni chiare su cosa andranno a fare esattamente i 14 colleghi coinvolti) e che potete leggere in allegato alla mail, si giustifichi la riorganizzazione come necessaria per far fronte a una “significativa riduzione del volume dei finanziamenti” tra il 2021 e il 2024. Stranamente le colpe non sono mai verso l’alto. Noi, invece, pensiamo che questa riduzione sia dipesa da chiare e precise scelte strategiche volute da qualche manager “illuminato” e/o dai nostri azionisti. Ma quando li riorganizziamo questi statisti?? A loro le conseguenze non toccano mai, anzi toccano sempre laute ricompense. Ma figurarsi se hanno ansie, tanto chi viene a tagliare teste è sempre di passaggio…
E quindi l’ultima singolare pensata è quella di togliere la prossimità, ritenuta fondamentale per stessa ammissione dell’Azienda, con l’intento di rilanciare il business.
Non bastano certo il conto corrente ed il conto deposito, come sostenuto da qualcuno, per recuperare quote di mercato. Siamo sempre stati un’Azienda di credito al consumo e lo sappiamo fare bene, ci limitiamo su quello e cerchiamo di entrare in un mercato maturo e competitivo come quello bancario e pensiamo di risolvere i problemi? Va bene diversificare, ma puntiamo sulle nostre qualità e nel frattempo facciamo anche altro.
Si perché i risultati si pretendono comunque e quindi si chiederà a chi (almeno per adesso) dovrebbe restare, di gestire BAC più ampi e si chiederà, a chi viene ripudiato, di fare lo stesso lavoro di prima e sempre di qualità, ma al telefono… un altro call center dopo il recupero.
A questo punto ci aspettiamo che taglino anche qualche Dirigente/Direttore, tanto quelli che ci sono si limitano a dire “sono scelte e strategie di Gruppo” oppure “lo impone Parigi”. Potrebbe bastare Tarantola, che di queste cose se ne intende, almeno risparmia qualche altro soldino per migliorare il RONE (Risparmio Ossessivo Nessuna Eccezione).
Tutto questo è ovviamente avallato dal Direttore del Mercato Mobility/Retail, che tranquillamente sacrifica 14 dei suoi uomini. Forse siamo stati troppo romantici nell’aver pensato che con la sua anzianità in Findomestic e vicino ad uscirne, avesse, sulla scia di illustri personaggi che l’hanno preceduto, provato quantomeno ad opporre una minima resistenza a questo “scempio”: ma Parigi val bene una messa… E intanto in tutto questo, ironia della sorte, ci dicono che nel caso in cui dovesse andare in porto un importante accordo commerciale 5 colleghi dei 14 sacrificabili potrebbero essere “salvati”: ma allora gli Account servono o no?
RASSICURAZIONI
Dal Quarterly Digital Meeting (in italiano “plenaria trimestrale”) apprendiamo positivamente che l’Azienda sta facendo bene: le quote di mercato crescono anche se meno della media di settore e quasi tutti gli indicatori ci dicono che stiamo facendo meglio dello scorso anno, ma sempre al di sotto delle previsioni del budget (ma dai? Veramente? chi lo avrebbe detto visto l’obiettivo eccessivamente “sfidante”…); ci perdonerà la dirigenza tutta se le “spese generali” (da leggersi “costo del personale”) sono ancora troppo alte (lo sappiamo i dipendenti devono ancora essere pagati… che ingrati), ma portate pazienza le macchine ci sostituiranno presto e gli azionisti saranno finalmente un pò più ricchi… LORO.
Già, a proposito di “macchine”… Praticamente in tutti i progetti, sia di “riorganizzazione” sia di “innovazione”, sono presenti in modo sempre più invasivo, processi di automazione e/o ricorso ad “outsourcer”… chissà cosa vorrà dire…
Piccolo inciso: questi risultati li stiamo ottenendo soprattutto grazie alla continua e infinita abnegazione dei colleghi neanche più messi in condizione di poter far bene il loro lavoro, continuamente sotto organico, sotto pressione, stressati dall’obiettivo e dall’ incessante e continua richiesta di straordinari, altro che robot! Non siamo lontani dal giorno in cui vorranno farci credere che le macchine e gli outsourcer ci sostituiranno per il nostro bene…
Quindi oggi si ottimizza, si razionalizza e onestamente qualche processo ne ha realmente bisogno, ma lo scopo iniziale non deve farci perdere di vista le implicazioni che possono celarsi dietro di esso. Infatti, ci spiace non essere allineati al pensiero tendenzialmente confidente che profonde la Direzione sui risultati dell’anno e altamente “rassicurante” sui fini ed i mezzi per raggiungerli, ma a noi certi aspetti proprio non convincono.
Non a caso ad una domanda sugli Account ed il loro possibile coinvolgimento su perimetri, cambi e modifiche di attribuzioni, il Direttore Lazzeri ha ammesso onestamente: “noi esaminiamo e valutiamo i numeri ininterrottamente, questo porta a continue stime e scelte che vanno nell’ottica di migliorare/ottimizzare”. Grazie per la franchezza, quindi senza rispondere direttamente, ha avallato le voci che si rincorrono in Azienda su un possibile abbattimento del numero di Account con la possibilità di essere adibiti ad altre mansioni rendendole ammissibili.
Ma non possiamo non citare anche il DG che, in quanto a franchezza, non è da meno, soprattutto quando sottolinea la necessità di riportare il famoso RONE a cifre consone alle aspettative degli azionisti. E per quanto (anche un pò indispettito) cerchi di argomentare sulla necessità di concentrarci tutti esclusivamente sulle azioni che oggi stanno creando grossi cambiamenti in Azienda e che queste non devono sottendere altro che al miglioramento senza preoccuparci “perché noi siamo un’altra cosa”, ci permettiamo di ricordargli che certe pratiche (fra l’altro anche a sua firma) si sono già viste e si continuano a vedere nelle aziende del gruppo e nel mondo del lavoro tutto: ormai anche Findomestic è diventata un’azienda qualunque perché non dovrebbe
succedere anche qui? Sicuramente non sarà nell’immediato, ma ha il coraggio di affermare pubblicamente che non succederà mai? [...]
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Confidando di aver fatto cosa gradita, nell’ampliare la rosa dei servizi rivolti agli iscritti, vi auguriamo un buon rientro dalle meritate ferie estive.